Pena

Nella Tolomea le anime dei  peccatori verrebbero dannate non appena compiuto il peccato. Infatti, mentre i loro spiriti giungono all'Inferno, i loro corpi vengono posseduti da un diavolo per la restante vita terrena della persona.
I dannati si trovano immersi nel ghiaccio supini e con la faccia rivolta verso l'alto, in modo che le loro lacrime, stagnando nelle occhiaie e congelando sotto l'azione del vento gelido mosso dalle ali di Lucifero, non lascino spazio  all’uscita di altre lacrime, impedendo lo sfogo del dolore.


Tolomea

Secondo la maggior parte dei commentatori, tale nome deriverebbe dal biblico Tolomeo,  governatore della provincia di Gerico, il quale, avendo invitato a banchetto il suocero Simone e i figli di lui Matatia e Giuda, li fece uccidere a tradimento. Più recentemente, però, si è sviluppata la teoria che il nome si riferisca, invece, a Tolomeo, re d’Egitto, che fece assassinare Pompeo, rifugiatosi presso di lui.

Tolomeo di Gerico

Tolomeo è un personaggio biblico citato nel primo libro dei Maccabei, governatore della città di Gerico, che, dopo aver invitato a banchetto il suocero Simone Maccabeo e i suoi due figli, li fece uccidere.

"Tolomeo, figlio di Abùbo, era stato costituito stratega della pianura di Gerico. Egli possedeva molto argento ed oro, poichè era il genero del sommo sacerdote. Il suo cuore si inorgoglì e si propose di impadronirsi del paese e covava perfidi disegni contro Simone ed i suoi figli per eliminarli. Simone era in visita alle città della regione ... Venne allora in Gerico insieme con Mattatia e Giuda suoi figli, ... Il figlio di Abùbo, che covava il tradimento, li ricevette nella cittadella, chiamata Dok, che egli aveva costruita, e servì loro un gran banchetto, nascondendo ivi degli armati. Quando Simone ed i figli furono inebriati, Tolomeo ed i suoi uomini si alzarono, impugnarono le armi, si scagliarono contro Simone nella sala del banchetto e trucidarono lui, i due figli e alcuni suoi servi.".           (1 Maccabei 16,11-16)

Tolomeo XIII

Tolomeo Teo Filopatore, chiamato nella storiografia moderna Tolomeo XIII, fu un faraone egizio appartenente al periodo tolemaico e uno degli ultimi membri dell'omonima dinastia

Per scappare da Cesare dopo la sconfitta a Farsalo, Pompeo si rifugiò prima nell'isola di Lesbo, dove si ricongiunse con la sua famiglia, e poi cercò riparo in Egitto. A nulla, però, servì l'ospitalità concessagli da Tolomeo XIII. I consiglieri del giovane re, infatti, lo convinsero a mozzare la testa  dell'ospite, pensando, con tale gesto, di fare cosa gradita a Cesare al fine di conquistare l'appoggio di questi nella lotta che opponeva Tolomeo alla sorella Cleopatra. Anche se abitualmente la testa mozzata del nemico era un omaggio apprezzato dai vincitori, Cesare, quando gli fu recapitata quella del nemico, ne fu inorridito. Tolomeo, di conseguenza, non trasse alcun beneficio dall'empietà commessa, poiché Cesare, dopo aver sconfitto gli egiziani nel corso della guerra alessandrina (48-47 a.C.), uccise Tolomeo e, sedotto dal ben noto fascino di Cleopatra, insediò questa sul trono.

Il giudizio Critico

I dannati nella Tolomea si trovano in posizione supina e con la faccia rivolta verso l'alto e secondo il Buti il fatto che i dannati siano collocati supini starebbe anche a dimostrare, allegoricamente, che essi " nel mondo hanno mostrato segno di carità per meglio fare il tradimento sì che il tradito non si guardi; o non si sono vergognati del tradimento, e però non l'hanno fatto occultatamente ma abbandonatamente ".
Alla suddetta pena si accompagna spesse volte, come spiega con ironia frate Alberigo, un vantaggio particolare, un tristo privilegio: appena il peccatore ha commesso la sua orribile colpa, la sua anima precipita immediatamente nella Tolomea, e il corpo viene immediatamente posseduto da un demonio. Quest'invenzione dantesca viene in genere considerata non ortodossa dai commentatori antichi in quanto contraddirebbe il principio che il peccatore può sempre salvarsi prima della morte del corpo: perciò essi cercano di giustificarla come "fictio poetica" da interpretare allegoricamente: quale allusione o alla particolare gravità della colpa commessa come sostenuto da Iacopo, Graziolo, Ottimo e Benvenuto;  oppure alla disperazione che la consapevolezza del loro orribile delitto fa nascere nei traditori secondo Chiose Selmi, Pietro e Landino. In realtà, come ha dimostrato il Barbi, non è impossibile giustificare la nuova pena escogitata da Dante nell'ambito della teologia cattolica: questi peccatori, infatti, " non precipitano già per loro disperazione, ma per volere di Dio: una colpa così nera commuove talmente l'ira divina che la punizione scende immediata per quei disumani traditori ". Forse più persuasiva delle spiegazioni allegoriche escogitate dai commentatori antichi è quella proposta da V. Rossi: " questi violatori dell'ospitalità ... avevano infranto la fede volontariamente, liberamente impegnata e si erano perciò resi indegni del consorzio umano. Giusto dunque che essi ne siano ipso facto esclusi, e che quanto loro rimane di vita dopo il delitto, sia solo in apparenza vita umana, ma in realtà vita diabolica ".