Canto XXXIII
Lettura del canto fatta da Roberto Benigni
Testo
E un de’ tristi de la fredda crosta
gridò a noi: «O anime crudeli,
tanto che data v’è l’ultima posta,
levatemi dal viso i duri veli,
sì ch’io sfoghi ’l duol che ’l cor m’impregna,
un poco, pria che ’l pianto si raggeli».
Per ch’io a lui: «Se vuo’ ch’i’ ti sovvegna,
dimmi chi se’, e s’io non ti disbrigo,
al fondo de la ghiaccia ir mi convegna».
Rispuose adunque: «I’ son frate Alberigo;
i’ son quel da le frutta del mal orto,
che qui riprendo dattero per figo».
«Oh!», diss’io lui, «or se’ tu ancor morto?».
Ed elli a me: «Come ’l mio corpo stea
nel mondo sù, nulla scienza porto.
Cotal vantaggio ha questa Tolomea,
che spesse volte l’anima ci cade
innanzi ch’Atropòs mossa le dea.
E perché tu più volentier mi rade
le ’nvetriate lagrime dal volto,
sappie che, tosto che l’anima trade
come fec’io, il corpo suo l’è tolto
da un demonio, che poscia il governa
mentre che ’l tempo suo tutto sia vòlto.
Ella ruina in sì fatta cisterna;
e forse pare ancor lo corpo suso
de l’ombra che di qua dietro mi verna.
Parafrasi
E uno dei dannati imprigionati nel ghiaccio ci gridò: «O anime crudeli, al punto che vi è assegnato l'ultimo Cerchio, levatemi dal viso le croste di ghiaccio, così che io possa sfogare un poco il dolore che mi opprime il cuore, prima che le lacrime tornino a congelarsi».
Allora gli dissi: «Se vuoi che ti aiuti, dimmi chi sei e se non ti libero gli occhi, possa io andare fino in fondo al ghiaccio».
Dunque rispose: «Io sono frate Alberigo; sono quello dei frutti dell'orto malvagio, che qui ottengo datteri in cambio di fichi (sconto una pena più grave della mia colpa)».
Io gli dissi: «Oh! sei già morto?» E lui a me: «Non no idea di come il mio corpo stia sulla Terra.
Questa Tolomea ha questo vantaggio: spesso l'anima ci cade prima che Atropo abbia posto fine alla vita.
E affinché tu mi tolga più volentieri le lacrime gelate dal volto, sappi che non appena l'anima compie il tradimento come feci io, il suo corpo è preso da un demone che in seguito lo governa finché il tempo della sua vita non è concluso.
Essa precipita in questo pozzo infernale; e forse è ancora nel mondo il corpo dell'anima che sverna qui dietro a me.